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[Il riformismo contro la paura]

16
Mag 2017

Il riformismo contro la paura

Ieri a Firenze ho avuto la fortuna di moderare un dibattito sullo story-telling all’interno dell’evento StrateCo-Chi non comunica scompare, ideato e organizzato da Benedetto Gerbasio. I miei interlocutori erano Linus, direttore di RadioDeeJay e Dario Brunori, cantautore conosciuto come Brunori sas.

Il dibattito aveva come titolo A StrateCo contro la paura. Società, musica e parole che parafrasa proprio una delle canzoni più famose di Brunori Canzone contro la paura. Una strofa fa così: Canzoni che ti salvano la vita / Che ti fanno dire “no, cazzo, non è ancora finita!” / Che ti danno la forza di ricominciare / Che ti tengono in piedi quando senti di crollare. A me pare che questa canzone (e in verità tutto il disco) descriva perfettamente il tempo che stiamo vivendo: tra minacce reali o millantate dobbiamo trovare il coraggio di non mollare e, riconoscendosi negli altri, rimetterci in piedi per andare avanti.

Domenica il coraggio di non mollare ha premiato Emmanuel Macron, e la sua vittoria è una speranza per rifondare la casa comune europea. Della sua campagna elettorale la lezione più importante è stata quella di essere fedeli a se stessi. Nel momento in cui il sovranismo nazionale soffiava forte sui paesi europei, Emmanuel Macron non è stato timido nel rivendicare e difendere tutto quello che l’Europa ha rappresentato in questi 60 anni di pace libertà e prosperità. Per battere i populismi non serve imitare il loro registro semantico e comunicativo, per intenderci, non basta essere populisti ma solo un po’, perché gli elettori, che non sono mai stupidi, tra la copia e l’originale scelgono sempre il secondo. Una lezione da imparare in fretta, soprattutto in Italia, dove i populismi non sono così univocamente identificabili come in Francia, perché alla Lega e a Fratelli d’Italia, che hanno derive demagogiche e reazionarie, si aggiunge il M5S, che, in virtù di una composizione elettorale e ideologica molto più eterogenea, spazia da destra a sinistra.

Ian Bremmer, d’altronde, dalle colonne del Time, nell’articolo The Wave to come, ci ammonisce a non abbassare la guardia perché, nonostante la vittoria dei pro-UE in Olanda e in Francia, le elezioni sono solo l’inizio di questa storia, dal momento che ci sono buone ragioni per credere che la febbre antieuropeista sia ancora molto alta. Il nazionalismo è vivo e vegeto, in parte perché i problemi che l’hanno provocato sono ancora con noi. Un numero sempre crescente di persone nei paesi più ricchi del mondo teme ancora che la globalizzazione serva solo alle élite a cui nulla importa di nazioni e confini, scrive infatti Bremmer. Siamo ancora nel pieno della lotta tra speranza e paura, tra apertura e chiusura, tra chi vuole abbassare il ponte levatoio per accogliere persone e idee e chi invece lo vuole alzare, rinchiudendosi dentro a muri sempre più alti.

Come da tempo descrivo in questa rubrica, in un nuovo bipolarismo polidimensionale queste sono le coppie alternative che si prospettano davanti, in cui le vecchie categoria destra-sinistra risultano da sole insufficienti per interpretare la contemporaneità e per dare risposte adeguate alle domande delle persone comuni. Una sfida riformista e progressista contro la paura, ma davvero difficile, soprattutto perché dall’altra parte dell’Atlantico, rispetto agli ultimi 8 anni, non c’è una guida politica che ha interesse a far emergere un‘Europa forte e unita. Ma come ha scritto Emmanuel Macron lo scorso 25 gennaio, proprio Trump e la Brexit sono l’ultima occasione straordinaria perché gli europei siano finalmente artefici del proprio destino. Dipende solo da noi, se metteremo da parte egoismi e fobie, se sapremo indicare la via smettendo di parlare alla pancia del paese, se finiremo di difendere posizioni comode e sempre più incomprensibili per parlare direttamente al cuore e alla mente delle persone comuni.

Perché come canta Brunori: E invece no, tu vuoi canzoni emozionanti / Che ti acchiappano alla gola senza tanti complimenti / Canzoni come sberle in faccia per costringerti a pensare / Canzoni belle da restarci male / Quelle canzoni da cantare a squarciagola / Come se cinquemila voci diventassero una sola / Canzoni che ti amo ancora anche se è triste, anche se è dura / Canzoni contro la paura.

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